Stella Levi: a Star that Shines in New York to Remember the Italian Jews of Rhodes

In the twenty years as director of NYU’s Casa Italiana, I have no doubt who is the most extraordinary celebrity that I’ve ever met: Stella Levi!

Stella Levi, il 4 maggio 2016, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite durante il suo intervento alla conferenza dedicata a «Primo Levi and the Nexus of Science, Responsibility and Humanism» (Foto ONU/Manuel Elias)

On this Remembrance Day, I write about a special woman that is not someone “famous”, rather an Italian that struck me the most in New York; a woman of great elegance and of still greater finesse within her soul and her manners, who represents the best of humanity after having seen and experienced the worst. Stella Levi, a happy child on her island of Rhodes when Italians, Greeks, Turks, and Sephardi Jews lived together — until Nazi Fascism devasted her life…

Stella had been a happy child on her island of Rhodes where Turks, Greeks, and Jews – (mostly Sephardi that had escaped the persecution of the ‘Most Catholic Kings’ )– lived together for centuries, each one following its own traditions and customs. From 1912, the island was governed by Italians, and from 1923, it also became recognized as an Italian province in every sense, with its own license plate initials: RD. Stella grew up in this small cosmopolitan universe speaking Ladino (the Spanish spoken by Spanish Jews), French, and of course, Italian, the language that was taught to all of the Rhodian children, along with our literature, history and music. She was (and she felt to be) an Italian in every sense; everything that was Italian seemed beautiful, elegant, and refined to her.

German soldiers in Rhodes. 1944

In 1938, the infamy of the racial laws also hit the small Jewish community on the island and it is only thanks to a couple of anti-Fascist teachers that the Jewish kids of Rhodes were able to continue their education. But the worst came one hot July day in 1944, when the Nazis – who after the armistice had seized control of Rhodes – proceeded to sweep up and deport the island’s entire Jewish community, using the lists of Jewish citizens accurately prepared by the Italian authorities.

The war was in its final stage, the defeat of the Axis powers was by then certain, but the order was nonetheless carried out, and Stella, along with her entire family and about 1,800 Rhodian Jews, was taken to Auschwitz.

Stella’s family was exterminated and only she and her siblings survive those endless, agonizing months. After the camp is liberated, the rescuers ask the survivors where they want to go.

Stella knows that all of the homes of the Rhodian Jews have been seized and confiscated, and she asks to go to Italy. She is Italian in every sense, but she has never been to Italy. She arrives in Florence, and slowly comes back to life again in the capital of the Renaissance that she had studied from when she was a child.

At the end of the 1940s, she arrives in New York. There is a building where many Jews have been put up. They call it “the Vatican”. And it is right in New York where, many years after her arrival, I come to know Stella. She is a very active Board Member of the Centro Primo Levi, and together with her and her colleagues we organize many initiatives on Italian Judaism. Stella never ceases to fascinate me with her wisdom, her profound humanity, and her sense of humor. But above all, Stella remains for me an example for her profound and deliberate Italianness, an Italianness of culture and affection that was put to the test, but never dimmed, when Italy and the Italians betrayed their fellow Jewish citizens, actively participating in their segregation, deportation and extermination.

Rhodes

Stella loves Dante and Verdi because she feels that they belong to her, because there is also a part of her in those verses, in that music.

I will see her Monday outside the Consulate General of Italy in New York, where each year we read the names of all the Italian victims of the Shoah.

We will all remain there for about 10 minutes or so, we’ll read the list of names that will be assigned to us and then we’ll leave. Stella will remain there the entire day, despite the suggestions and the reprimands of the many friends who love her and would like her to avoid the cold and take care of herself. The first thing I’ll do when I get there, I will look in the crowd for her reassuring smile.

Translated by Emmelina De Feo

by Stefano Albertini

Source: La voce di New York Jan 29 2018


La Stella che brilla a New York per la memoria degli ebrei italiani di Rodi

In venti anni di direzione della Casa Italiana della NYU, non ho dubbi chi sia il personaggio incontrato più straordinario: Stella Levi!

Nel giorno della memoria, scrivo di una donna speciale che non è “una famosa”, ma è l’italiana che mi ha colpito di più a New York, una signora di grande eleganza e ancor più grande finezza di animo e di modi che rappresenta l’umanità al suo meglio dopo averne visto e sperimentato il peggio. Stella Levi, cresciuta felice nell’isola di Rodi, quando italiani, greci, turchi, ebrei sefarditi vivevano insieme, fino a quando il nazi-fascismo non ne sconvolse la vita…

Da vent’anni dirigo la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University e da vent’anni accolgo scrittori e musicisti, attori e poeti, cantanti e politici, accademici e registi, sia italiani che americani. Alcuni avrei preferito non incontrarli e continuare a conoscerli solo attraverso il loro lavoro e la loro immagine pubblica, di altri ho apprezzato tratti del carattere e della personalità che sono emersi nel dialogo personale. Mi capita spesso che gli amici che mi vedono sui social media con questa galleria di “famosi” mi chiedano chi è il personaggio più straordinario che ho incontrato, quello che mi ha colpito di più. E io rispondo sempre, senza nessuna esitazione: “Stella Levi!” e davanti alle espressioni un po’ sorprese spiego che non è “una famosa”, ma una signora di grande eleganza e ancor più grande finezza di animo e di modi che rappresenta l’umanità al suo meglio dopo averne visto e sperimentato il peggio.

Stella è stata una bambina felice nella sua isola di Rodi dove turchi, greci, ed ebrei, in particolare sefarditi sfuggiti dalle persecuzioni dei ‘re cattolici’ vivevano insieme da secoli, ognuno seguendo le sue tradizioni e i suoi costumi. Dal 1912 l’isola era governata dagli italiani e dal ‘23 venne anche riconosciuta come provincia italiana a tutti gli effetti con tanto di sigla per la targa automobilistica: RD. Stella cresce in questo piccolo universo cosmopolita parlando ladino (lo spagnolo degli ebrei della penisola iberica), francese e, ovviamente italiano, la lingua che viene insegnata a scuola a tutti i bambini di Rodi, insieme alla nostra letteratura, storia e musica. È (e si sente) italiana a tutti gli effetti, le sembra che tutto ciò che è italiano sia bello, elegante, raffinato.

Nel 1938, l’infamia delle leggi razziali colpisce anche la piccola comunità ebraica dell’isola ed è solo grazie a un paio di insegnanti antifascisti che i ragazzi ebrei di Rodi possono continuare la loro formazione scolastica. Ma il peggio verrà un caldo giorno di luglio del 1944 quando i nazisti, che dopo l’armistizio controllano Rodi, procedono al rastrellamento e alla deportazione dell’intera comunità ebraica dell’isola utilizzando gli elenchi dei cittadini ebrei doviziosamente preparati dalle autorità italiane.

La guerra è nella sua fase finale, la sconfitta dell’Asse è ormai certa, ma nonostante ciò l’ordine viene eseguito e Stella, insieme a tutta la sua famiglia e ai circa 1800 ebrei di Rodi viene portata ad Auschwitz. L’intera famiglia di Stella viene sterminata e solo lei e la sorella sopravvivono a quei mesi interminabili e strazianti.

Dopo la liberazione del campo i soccorritori chiedono ai sopravvissuti dove vogliono andare. Stella sa che tutte le case degli ebrei di Rodi sono state occupate ed espropriate e chiede di andare in Italia. È italiana a tutti gli effetti, ma non è mai stata in Italia, arriva a Firenze e pian piano ricomincia a vivere nella capitale del Rinascimento che aveva studiato fin da bambina.

Alla fine degli anni ’40 arriva a New York. C’è un edificio dove si sono sistemati molti ebrei italiani. Lo chiamano “il Vaticano”.  Ed è proprio qui a New York che, molti anni dopo il suo arrivo conosco Stella. È un’attivissima consigliera del Centro Primo Levi e con lei e i suoi colleghi organizziamo moltissime iniziative sull’ebraismo italiano. Stella non finisce mai di affascinarmi con la sua saggezza, la sua umanità profonda e il suo senso dell’umorismo. Ma Stella rimane per me soprattutto un esempio per la sua italianità di elezione, un’italianità culturale e di affetti che è stata messa alla prova ma non affievolita quando l’Italia e gli italiani hanno tradito i loro concittadini ebrei partecipando attivamente alla segregazione, alla deportazione e allo sterminio. Stella ama Dante e Verdi perché li sente suoi, perché sente che in quei versi e in quella musica c’è anche una parte di lei. 

La vedrò lunedì fuori dal Consolato Generale d’Italia a New York dove, come ogni anno leggeremo i nomi di tutte le vittime italiane della Shoah. Tutti noi staremo lì qualche decina di minuti, leggeremo l’elenco di nomi che ci viene assegnato e ce ne andremo. Stella starà lì tutto il giorno, nonostante le raccomandazioni e i rimproveri dei tanti amici che le vogliono bene e vorrebbero che si riguardasse. Io cercherò tra la folla il suo sorriso rassicurante.

STEFANO ALBERTINI

Sono nato a Bozzolo, in provincia di Mantova 53 anni fa. Mi sono laureato in lettere a Parma per poi passare dall’altra parte dell’oceano dove ho conseguito un Master all’Università della Virginia e un Ph.D. a Stanford. Dal 1994 insegno alla New York University e dal 1998 dirigo la Casa Italiana Zerilli Marimò dello stesso ateneo. Alla Casa io e la mia squadra organizziamo un centinaio di eventi all’anno tra mostre, conferenze, concerti e spettacoli teatrali. La mia passione (di famiglia) rimane però l’insegnamento: ho creato un corso sulla rappresentazione cinematografica della storia italiana e uno, molto seguito, su Machiavelli. D’estate dirigo il programma di NYU a Firenze, ma continuo ad avere un rapporto stretto e viscerale col mio paese di origine e l’anno scorso ho fondato l’Accademia del dialetto bozzolese proprio per contribuire a conservarne e trasmettere la cultura.

Fonte: La voce di New York Jan 29 2018

 

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