Rebecca Affachiner. La sefardita russa Marianne di Israele – BENEDETTO LIGORIO

Famosa per aver prima disegnato con un pastello blu e poi tessuto con le proprie mani la bandiera israeliana, Rebecca nacque nel 1884 a Nesvizh, in Russia (oggi in Bielorussa) dalla famiglia sefardita degli Affachiner che vi si era trasferita all’inizio del XIX secolo dopo il passaggio della città polacco lituana all’Impero zarista. Suo padre Ytzchak lavorò come sarto prima in Russia e successivamente a New York dove si trasferì nel 1888, un “altaraz”, ovvero un tessitore in ladino (giudaico-spagnolo), l’antica lingua degli ebrei iberici.

La prima formazione della Affachiner fu statale, laica e con una forte connotazione cosmopolita, Rebecca frequentò la scuola pubblica statunitense, qui si appassionò alla poesia americana e in particolare alle opere della poetessa Emma Lazarus portoghese di origine sefardita, nota per i suoi studi su Ghete e il suo contributo alla realizzazione della Statua della Libertà.

Finito il liceo, Rebecca decise di proseguire gli studi formandosi come assistente sociale e coltivò la passione per l’insegnamento. Rompendo un tabù culturale, che vedeva ancora con sospetto l’istruzione di alto livello per le donne americane alto livello, seguì alcuni corsi seguiti all’Hartford College of Law e si iscrisse ad un corso serale per insegnanti del Jewish Theological Seminary dove lei, migrante russa, figlia di sarti, fu la prima donna a laurearsi nel 1907. Ma già nell’ottobre 1905 aveva dato prova di essere una femminista riformista, anticonformista e controcorrente, quando scrisse un breve articolo dal titolo “la donna abbandonata” su una rivista ebraica, nella quale lanciava un j’accuse contro gli uomini che spendevano le risorse delle proprie famiglie in vizi mentre si assolvevano con un’ingiustificabile auto-indulgenza. E che forme di lassismo trasformavano la libertà la americana in qualcosa di molto diverso da quello che era originariamente. Primi segnali di uno spirito ribelle e profondamente critico che germogliava nella mente della giovane sefardita.

Il suo impegno sociale si manifestò immediatamente attraverso l’assistenza alle donne detenute a Hudson e delle ragazze svantaggiate di New York, sino a diventare sovraintendente per la scuola industriale per ragazze della Columbia.

Vicina al movimento sionista, che agli albori del XIX secolo era ormai compiutamente un rivolo del pensiero socialista. internazionale, lavorò a partire dal 1912 per la costruzione del sionismo in america ed in particolare di una unione delle donne sioniste.

Durante la prima guerra mondiale, Rebecca si recò in Francia per supportare i soldati ebrei in guerra. Tornata negli Stati uniti diventò il sovrintendente della United Jewish Charities, la prima donna a ricoprire un ruolo così importante in un’associazione ebraica negli Stati Uniti d’America.

Si impegnò attivamente nella raccolta di finanziamenti per il movimento sionista internazionale e contribuì a fondare ad Hartford, capitale del Connecticut la Jewish Big Sisters ente di carità sociale sezione del Big Brothers Big Sisters Organization. Nel suo attivismo l’attività caritatevole si fondeva con l’impegno sociale e politico. Organizza scioperi e contestazioni per la riduzione del costo dei biglietti per i mezzi pubblici e parteggia per il diritto di voto alle donne, ottenuto in Russia nel 1917 e negli Stati Uniti nel 1920 (esiti pioneristici dato che in Italia il suffragio universale fu sancito solo nel 1945).

A seguito delle politiche restrittive sull’immigrazione degli anni ‘20 negli Stati Uniti viaggiò nella Cuba liberatasi dal dominio coloniale con una sanguinosa guerra d’indipendenza e nel Messico appena uscito dalla rivoluzione, dove considerò la possibilità di trovare rifugio. Al ritorno dall’Isola caraibica scrisse una breve relazione sulla condizione degli ebrei cubani, che tutt’ora risiedono sull’Isola. visitò l’Italia e in Vaticano dove, dalla corrispondenza conservata presso l’Archivio di Stato di Israele, pare ebbe modo di ricevere un’udienza da papa Pio XI e di visitare la Biblioteca Apostolica Vaticana.

A metà degli anni ‘20 si recò in una visita presso il Mandato Britannico della Palestina, dove viveva da secoli una cospicua componente sefardita e a Gerusalemme, e alla Hebrew University, nuova università fondata nel 1925, incontrò il rettore Judah Leon Magnes, pacifista, figura di primo piano dell’intellighenzia progressista statunitense e tra le voci più autorevoli dell’ebraismo riformato, s lungo impegnato per il superamento delle barriere economiche e culturali tra i diversi gruppi di migranti europei.

In Svizzera nel 1929 Rebecca fu delegata del Congresso dell’Organizzazione sionista mondiale tenutosi a Zurigo. La Affachiner maturò sempre con maggiore convinzione l’idea di trasferirsi a Gerusalemme nel 1934, sempre fermamente convinta del multiculturalismo che avrebbe dovuto caratterizzare il territorio nel qual etnie e tradizioni diverse avrebbero potuto convivere sotto un unico governo. Nella città mediorientale lavorò nell’assistenza sociale dei bambini disabili e per il sostegno agli strati sociali più svantaggiati. Il suo trasferimento avvenne in un periodo cruciale, coincideva infatti con l’Aliyah Bet, un fenomeno di migrazione di massa di ebrei dagli Stati Uniti e dall’Europa.
Con il pericolo dell’avanzata dell’antisemitismo nazista visitò di persona i Balcani, in particolare la Romania, dove finanziò la partenza di 20 giovani cittadini romeni per Gerusalemme.
La sua fu un’opera incessante, meritoria per il ruolo attivo, sebbene non armato, nel contrastare gli effetti nefasti del nazionalismo che. si manifestavano attraverso il vettore del nazismo, contribuì a salvare i “Bambini di Teheran”, quasi un migliaio di piccoli orfani polacchi, che in fuga dall’occupazione nazifascista, trovarono rifugio in Unione Sovietica e raggiunsero la Palestina nel 1943 dopo essere stati trasferiti in Iran, sotto la tutela congiunta delle truppe sovietiche e britanniche.
Dopo la guerra si impegnò nelle attività croce rossa internazionale e decise di rimanere in Israele durante la guerra d’indipendenza israeliana del 1948. Il 14 maggio fu lei a disegnare e a tessere la prima bandiera issata dopo la dichiarazione della nascita della repubblica israeliana da parte di David Ben-Gurion. E in molti la ricordano come una novella Marianne francese, sventolare la bandiera del neonato stato multietnico, nonostante il fuoco nemico. La bandiera tessuta da Rebecca nel 1948 è oggi considerata una reliquia laica della repubblica israeliana ed è conservata a Be’er Sheva, presso l’Archivio dell’Università Ben-Gurion del Negev.

Benedetto Ligorio

Ph.D. Sapienza Università di Roma

 

Fuente: avantionline.it

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